Importanti novità per il Reddito di Libertà, la misura di sostegno destinata alle donne vittime di violenza. Con la circolare n. 44 del 9 aprile 2026, l’INPS ha ufficializzato l’aggiornamento degli importi e fornito le linee guida per la gestione delle domande e degli arretrati.
L’obiettivo del contributo è favorire l’autonomia e l’indipendenza economica delle donne seguite dai centri antiviolenza, permettendo loro di ricostruire il proprio futuro.
Aumento del contributo e arretrati 2025
La novità più significativa del 2026 riguarda l’incremento del sussidio mensile. L’importo passa da 400 a 530 euro al mese, erogati per un massimo di dodici mensilità (fino a un totale di 6.360 euro annui).
L’INPS ha inoltre chiarito che l’adeguamento è retroattivo: l’aumento si applica anche alle domande accolte nel 2025. Le integrazioni verranno riconosciute seguendo l’ordine cronologico di accoglimento e fino a esaurimento delle risorse statali e regionali disponibili.
Come presentare domanda per il 2026
Per l’anno in corso, le domande possono essere inviate fino al 31 dicembre 2026. Ecco i punti chiave per procedere:
- Modalità: La richiesta va presentata tramite i propri Comuni di residenza utilizzando il modulo “SR208”.
- Requisiti: È necessaria la certificazione della condizione di bisogno rilasciata dai servizi sociali e la prosecuzione del percorso presso un centro antiviolenza.
- Casi di rigetto precedenti: Chi nel 2025 ha ricevuto un esito negativo per “esaurimento fondi” può ripresentare la domanda. In questo caso, i Comuni possono recuperare la documentazione già acquisita, previa verifica dei requisiti.
Graduatoria e limiti di spesa: come funziona l’erogazione
Il Reddito di Libertà rimane una misura vincolata alla disponibilità finanziaria assegnata a ciascuna Regione. Le domande vengono gestite secondo un ordine cronologico di presentazione:
- Le richieste vengono accolte fino al raggiungimento del limite di budget regionale.
- In caso di esaurimento fondi, scatta il blocco automatico delle erogazioni.
- Lo Stato e le singole Regioni possono comunque decidere di stanziare ulteriori risorse per coprire le domande in sospeso.
Il contributo, una volta approvato, continuerà a essere erogato dall’INPS in un’unica soluzione.
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