Ponte sullo Stretto: il Decreto è Legge. Commissari, fondi e slittamento al 2034

Il Ponte sullo Stretto di Messina segna un nuovo passaggio burocratico decisivo. La Camera ha approvato in via definitiva il cosiddetto “Decreto Infrastrutture”, che diventa ufficialmente legge con 160 voti favorevoli. Il provvedimento punta a sbloccare l’impasse amministrativa e tecnica dell’opera, ma solleva nuovi dubbi per quanto riguarda il cronoprogramma finanziario e la gestione dei cantieri.

Ponte sullo Stretto

Cosa prevede il nuovo Decreto Ponte

Il testo, passato da 11 a 15 articoli durante l’iter parlamentare, non riguarda solo il collegamento tra Calabria e Sicilia. Include infatti interventi strategici su scala nazionale:

  • La messa in sicurezza del sistema del Gran Sasso e delle autostrade A24 e A25.
  • L’accelerazione per la Linea C della metropolitana di Roma.
  • Opere collegate agli Europei di calcio del 2032.

Tuttavia, il fulcro resta il superamento dei rilievi della Corte dei Conti riguardanti il progetto definitivo, con l’obiettivo di blindare l’iter amministrativo del Ponte.

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Nominati i Commissari Straordinari per le opere collegate

Per garantire il coordinamento delle infrastrutture viarie e ferroviarie connesse al Ponte, il governo ha scelto la strada del commissariamento. I nuovi Commissari Straordinari unici saranno:

  1. Claudio Andrea Gemme (AD di Anas): per le opere viarie complementari.
  2. Aldo Isi (AD di Rfi): per le opere ferroviarie collegate.

Queste figure avranno il compito di accelerare i lavori accessori, considerati essenziali affinché il Ponte non resti una cattedrale nel deserto.

Il nodo finanziario: fondi spostati al 2034

Uno dei punti più controversi della legge riguarda la rimodulazione delle risorse. Circa 2,8 miliardi di euro sono stati spostati dal periodo 2026-2029 al quinquennio 2030-2034.

  • La posizione della maggioranza: Viene definita una “redistribuzione tecnica” necessaria per allineare le coperture ai reali tempi di avanzamento dei lavori.
  • Le critiche delle opposizioni: PD, M5S e Avs denunciano lo slittamento come la prova del nove che l’opera non vedrà la luce in tempi brevi. Secondo le opposizioni, spostare i fondi al 2034 significa ammettere che non esiste un cronoprogramma credibile per l’apertura dei cantieri.

Scontro Politico: “Accelerazione” o “Scelta Ideologica”?

Il dibattito in aula è stato infuocato. Per il governo e il relatore Massimo Milani (FdI), la legge è fondamentale per realizzare un’opera strategica difesa con forza dal Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini.

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Dall’altra parte, il Partito Democratico parla di un’opera “di fatto morta”, mentre il Movimento 5 Stelle critica la moltiplicazione dei commissari. Nicola Fratoianni (Avs) ha ribadito che i miliardi stanziati per il Ponte dovrebbero essere utilizzati per le emergenze reali di Calabria e Sicilia: dissesto idrogeologico e potenziamento delle ferrovie regionali.

Il Ponte sullo Stretto è un’opera ancora sulla carta

Nonostante il via libera definitivo del Parlamento, la distanza tra il piano normativo e quello reale resta ampia. Se da un lato il governo ha stabilizzato la cornice legale, dall’altro l’apertura effettiva dei cantieri sullo Stretto rimane condizionata dai prossimi passaggi tecnici e dall’effettiva disponibilità di cassa negli anni a venire.

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