Venerdì 19 Gennaio 2024 manifestazioni in tutta Italia dopo che il Parlamento ha cancellato il fondo per il contrasto ai disturbi alimentari. Nelle principali città italiane (almeno 23, ma la lista è in continuo aggiornamento) si terranno proteste promosse da Chiedimi Come Sto (Udu e Rete degli Studenti Medi), Fondazione Fiocchetto Lilla, Animenta DCA, Maruska Albertazzi, attivista dell’Associazione Mi nutro di vita, e Silvia Persico.

Gli organizzatori della mobilitazione nazionale denunciano la totale assenza di risorse per affrontare i disturbi del comportamento alimentare. <<I DCA colpiscono oltre 4 milioni di italiani e causano 4000 morti ogni anno>> spiega Camilla Piredda, coordinatrice dell’Unione degli Universitari. <<I casi sono triplicati dopo il Covid-19, ma i posti per curarsi rimangono insufficienti e stanno persino diminuendo. Il taglio dei finanziamenti aggrava ulteriormente la situazione, con liste d’attesa che si allungano e interruzioni pericolose nei percorsi terapeutici: non possiamo permetterci che la situazione rimanga questa, siamo pronti a scendere in piazza in tutto il Paese>>.
<<Il Fondo era stato istituito nel 2021 dopo la manifestazione del Movimento Lilla dell’8 ottobre. Rappresentava un’importante passo avanti per la cura dei disturbi del comportamento alimentare, che richiedono un approccio specializzato e non possono essere trattati adeguatamente in reparti psichiatrici ordinari>> spiega Camilla Velotta, della Rete degli Studenti Medi. <<Con la Legge di Bilancio 2024, la presidente Meloni, il ministro Schillaci e la maggioranza parlamentare si sono finora dimostrati insensibili al tema, non rinnovando neanche questo fondo>>.
Anche la Calabria scende in piazza a manifestare: il 19 Gennaio appuntamento a Catanzaro in Piazza Matteotti alle ore 15:30 ed a Cosenza presso il Rettorato dell’Università della Calabria alle ore 14:00.

<<I DCA non sono una nostra scelta. Ci state tagliando il futuro>>
La notizia dell’azzeramento del Fondo per il contrasto dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione ha scatenato subito un polverone. La legge di Bilancio 2024 non ha rifinanziato il Fondo che era stato creato nel 2021 dal governo Draghi. Con un emendamento si attribuiva a queste malattie un’autonomia all’interno dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) nell’ottica di una revisione dei Lea, poi non attuata. Si trattava di un fondo ministeriale da 25 milioni in 2 anni per tutte le Regioni, che ha consentito di offrire servizi specifici che senza il rifinanziamento dovranno essere interrotti, con gravi ricadute su tutte le persone interessate.
La situazione è critica, sottolineano le varie associazioni: <<Le liste d’attesa per accedere ai servizi per i DCA sono lunghissime. Molti caregiver devono lasciare il lavoro: le persone con queste malattie vanno seguite a tutti i pasti. Il taglio del Fondo cosa significa? Che probabilmente non verranno rinnovati i contratti a molti professionisti sanitari dedicati. Noi aspiriamo ad avere il riconoscimento nei Lea, visto che c’è già una legge ed è inattuata. Ma a quanto pare il Governo non sembra intenzionato a procedere con questo scorporo all’interno dei Lea>>. Ecco perché il 19 Gennaio, nelle principali città italiane, si scende in piazza, con lo slogan “I DCA non sono una nostra scelta. Ci state tagliando il futuro”. <<Di disturbi alimentari si muore, oggi più di ieri. E se non facciamo nulla, si morirà domani più di oggi. Non resteremo a guardare>> scrive Maruska Albertazzi su Facebook.
Ogni anno 4mila morti per disturbi alimentari in Italia
I disturbi alimentari sono una patologia complessa che incide pesantemente sulla vita quotidiana di chi ne è colpito e di chi gli sta intorno. In Italia, denuncia la Fondazione Fiocchetto Lilla, soffrono di DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare) 3,5 milioni di persone, circa il 5% della popolazione. Più di 2 milioni sono giovani sotto i 25 anni, età media di chi muore per queste patologie. Ogni anno sono 4mila le morti per la mancanza di cure nel trattamento delle malattie del comportamento alimentare, patologie da cui si può guarire con le giuste terapie.
I DCA sono un problema serio, anche perché il loro esordio è sempre più precoce: <<Circa il 20% delle diagnosi è sotto i 14 anni e il 10% sotto i 12 anni>> spiega Maruska Albertazzi <<ma ci sono anche casi di bambini di 6-7 anni ed è difficilissimo gestire la cura perché è un’età in cui non si può fare la psicoterapia che si fa con gli adulti, Si tratta di un lavoro diverso, molto più complesso, e serve personale specializzato. Così i viaggi della speranza delle famiglie continuano>>. Il problema si è ingigantito dopo il Covid: i casi sono aumentati del 30-40% (i ricoveri durante e dopo il lock down erano saliti del 50%). Cresce la componente maschile, soprattutto nelle nuove generazioni, ma la stragrande maggioranza delle pazienti sono donne.
L’età di approccio ai disturbi alimentari si è abbassata tantissimo: <<Sapete quanti ragazzini di 14 anni con questi problemi>> sottolinea Stefano Tavilla, fra i fondatori della Fondazione Fiocchetto Lilla e presidente dell’Associazione Mi Nutro di Vita <<vengono ricoverati nei reparti di Psichiatria ordinaria perché non possono entrare più in ospedale pediatrico? Sapete cosa vuol dire per loro passare anche solo 15 giorni in un reparto di Psichiatria in un ospedale? Vuol dire segnarli per tutta la vita. Non nascondiamo che questa è una malattia di genere. I maschi stanno aumentando, è vero, ma la maggioranza sono donne. E ci sono tutte quelle donne oltre i 35 anni che ormai non vengono più curate. Cosa ne facciamo di queste persone? Sono già abbandonate>>.
Le conseguenze del taglio al Fondo per i disturbi alimentari
L’azzeramento del Fondo per i disturbi alimentari ha diverse conseguenze:
- Chiusura dei servizi realizzati grazie al Fondo e ridimensionamento di quelli già esistenti. Ciò significa che, in assenza di centri specializzati, i pazienti affetti da DCA finirebbero in reparti psichiatrici ospedalieri, causando spesso un trauma perché strutture non adeguate alle cure necessarie.
- Ritardo diagnostico e terapeutico con processi di guarigione più difficili e lunghi, ovvero aggravio delle spese sanitarie, dei costi sociali e dei disagi per la famiglia, oltre che per il paziente stesso.
- Allungamento liste d’attesa e contrazione della cura in seguito a percorsi terapeutici sempre più brevi che portrebbero solo ad una remissione dei sintomi da DCA. Ovvero non raggiungimento di una guarigione e pazienti esposti a ricadute, con tutto ciò che ne consegue per la persona, per la famiglia e per il Servizio Sanitario Nazionale.
- Aumento divario tra le regioni, già esistente. In Italia (dati dell’ISS – Istituto Superiore di Sanità), ci sono 126 centri dedicati alla cura dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, di cui 112 pubblici e 14 nel privato accreditato. Ma non sono distribuiti in modo uniforme: il maggior numero dei centri (63) si trova nelle regioni del Nord (di cui 20 in Emilia-Romagna e 15 in Lombardia), mentre 23 sono al Centro (di cui 8 nel Lazio e 6 in Umbria), e 40 tra il Sud e le Isole (12 in Campania e 7 in Sicilia).
Cosa chiedono le Associazioni
Le associazioni chiedono che la legge del 2021 venga finalmente applicata, rendendo operativa un’area specifica all’interno dei Lea per i disturbi alimentari, destinando un budget specifico che obblighi ogni regione ad attuare i livelli essenziali di assistenza per queste malattie.
<<Un fondo non basta>> spiega Aurora Caporossi, Presidente dell’Associazione Animenta. <<Dobbiamo sviluppare una progettualità di lungo periodo per affrontare quella che da tutti è ormai definita, da diverso tempo, epidemia silenziosa. Noi chiediamo che venga attuata quella legge sui Lea e che da quella legge venga costruita una rete di servizi in ogni regione. Oggi ci sono realtà in cui non c’è nulla per questi disturbi e c’è tanto turismo sanitario, famiglie costrette a fare chilometri per poter curare i loro cari. Faccio un esempio: pensate a una famiglia con due figli, uno malato e uno no, che dal Sud si deve spostare in Lombardia. La mamma magari segue la figlia impegnata nelle cure, il padre resta col fratello a più di mille km di distanza. Sarebbe ben diverso se il supporto queste persone lo avessero sotto casa>>.
Sulla stessa linea anche Stefano Tavilla: <<È fondamentale dare una prospettiva stabile, progettuale, in modo che queste malattie abbiano delle risorse proprie su tutto il territorio nazionale. Un decreto attuativo per una legge dello Stato si potrebbe fare in qualsiasi momento. Invece temo sia una scelta. Un fondo non servirebbe, se ci fossero i Lea. Ma a ottobre 2023 c’è stata un’interrogazione al sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, il quale ha risposto che l’Organizzazione mondiale della sanità ritiene questi disturbi malattie psichiatriche, quindi non vanno scorporati dalla salute mentale all’interno dei Lea. I DCA stanno diventando incurabili>> conclude amaramente Tavilla <<non perché lo dicano la medicina o la scienza, ma perché lo sta decretando la politica>>.
Intanto dalla politica sembrano arrivare delle rassicurazioni. Andrea Abodi, Mministro per lo Sport e i giovani, dichiara di voler <<approfondire, capire se questa voce non esiste più perché è stata inglobata in altri elementi o se deve essere rifinanziata. Il tema non va sottovalutato, siamo consapevoli che è necessario intervenire su questa drammatica manifestazione del disagio giovanile>>. Maurizio Lupi, capogruppo alla Camera di Noi Moderati, e Martina Semenzato, deputata di Coraggio Italia e del gruppo parlamentare di Noi Moderati, chiariscono: <<Siamo a lavoro con il ministero della Salute non solo per ripristinare i fondi sui disturbi alimentari, ma per renderli strutturali. La tutela della salute è un diritto fondamentale sancito dalla nostra Costituzione e non va strumentalizzato. Il disegno di legge è stato già da noi depositato e ora si dimostri di lavorare nell’esclusivo interesse di coloro che contro la malattia stanno lottando>>.
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