Il mondo della cultura italiana piange la scomparsa di David Riondino. L’artista poliedrico — cantautore, attore, scrittore e regista — si è spento domenica 29 marzo 2026 all’età di 73 anni.

Intellettuale ironico e raffinato, Riondino ha lasciato un’impronta indelebile non solo nel teatro e nella letteratura, ma anche nella storia della musica leggera. È sua, infatti, la firma su uno dei brani più iconici e ballati di sempre: “Maracaibo”.
Maracaibo: un successo da classifica nato nel 1981
Scritta da Riondino nel 1981 e interpretata magistralmente da Lu Colombo, “Maracaibo” divenne immediatamente un fenomeno culturale. Per mesi rimase ai vertici delle classifiche dei dischi più venduti, trasformandosi in un “tormentone” capace di attraversare i decenni.
Ancora oggi, a distanza di oltre quarant’anni, la canzone è un punto fermo nelle discoteche e nelle feste, ma dietro il suo ritmo incalzante si cela un’anima molto diversa da quella di un semplice brano estivo.
Il significato del testo: spionaggio, armi e l’ombra di Fidel Castro
Molti la ballano ignorando che “Maracaibo” non è affatto una canzone leggera. Il testo è un vero e proprio romanzo d’avventura in musica che parla di spionaggio, traffico d’armi e amori proibiti.
La protagonista è Zazà, una ballerina cubana dal passato turbolento. Nel testo originale, Zazà è l’amante di Fidel Castro (citato come “Miguel” per aggirare la censura dell’epoca). Dopo essere scampata a un attentato, la donna finisce a gestire una casa di piacere, in un racconto di riscatto e sopravvivenza che riflette la scrittura colta e mai banale di Riondino.
David Riondino: un artista oltre i generi
La scomparsa di David Riondino lascia un vuoto incolmabile. Toscano doc, ha saputo spaziare dalla satira televisiva (indimenticabili i suoi passaggi al Maurizio Costanzo Show) alla sperimentazione teatrale, fino alla regia cinematografica.
Con lui se ne va un artista capace di nobilitare il pop e di trasformare una storia di contrabbando in un inno generazionale che continuerà a far ballare l’Italia, portando con sé la profondità della sua penna.
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