Il digiuno intermittente, in particolare lo schema 16/8, è diventato negli ultimi anni una delle pratiche più seguite per perdere peso e migliorare il metabolismo. Tuttavia, una nuova ricerca internazionale getta un’ombra su questa abitudine, suggerendo che limitare l’assunzione di cibo a una finestra di sole otto ore potrebbe avere conseguenze inaspettate sulla salute cardiovascolare.

Se da un lato il digiuno è lodato per la capacità di favorire la “riparazione cellulare”, dall’altro la comunità scientifica invita ora alla massima cautela.
Il maxi studio: rischio cardiovascolare in aumento del 135%
Un recente studio condotto su oltre 19.000 adulti e guidato dal professor Victor Wenze Zhong dell’Università Jiao Tong di Shanghai ha prodotto risultati sorprendenti. Analizzando i dati di lungo periodo, i ricercatori hanno scoperto che:
- Chi consuma i pasti entro una finestra inferiore alle 8 ore al giorno presenta un rischio del 135% maggiore di morire per malattie cardiovascolari.
- Il confronto è stato effettuato con chi distribuisce i pasti su un arco di 12-14 ore.
Questa scoperta contrasta con la convinzione diffusa che l’alimentazione a tempo limitato migliori sempre la salute del cuore, un’idea spesso supportata solo da studi a breve termine.
Chi sono i soggetti più a rischio?
Il legame tra finestra alimentare ridotta e mortalità è apparso particolarmente marcato in alcune categorie specifiche. Secondo gli esperti, dovrebbero prestare particolare attenzione:
- Fumatori.
- Persone con diabete.
- Soggetti con cardiopatie preesistenti.
Per queste categorie, l’adozione dell’intermittent fasting a lungo termine potrebbe non essere la scelta più sicura. Lo studio evidenzia che, pur non essendoci ancora un rapporto diretto di causa-effetto, il legame statistico è troppo forte per essere ignorato.
Il parere degli esperti: “Digiunare non significa dimagrire bene”
Molti specialisti, tra cui il professor Giorgio Calabrese, sottolineano la differenza tra un digiuno terapeutico e quello “fai-da-te” per perdere peso. Saltare i pasti in modo sistematico non è sempre una soluzione strutturale.
L’endocrinologo Anoop Misra ha elencato i potenziali effetti collaterali e i pericoli di un digiuno non monitorato:
- Carenze nutrizionali e aumento del colesterolo.
- Perdita di massa muscolare (particolarmente pericolosa per gli anziani).
- Crisi ipoglicemiche per chi soffre di diabete.
- Irritabilità, mal di testa e debolezza, che riducono l’aderenza alla dieta nel tempo.
Cosa mangiare conta più di “quando” mangiare
La conclusione del professor Zhong e di molti nutrizionisti è chiara: la qualità del cibo rimane il fattore primario. Concentrarsi eccessivamente sull’orario potrebbe distogliere l’attenzione dal valore nutrizionale di ciò che si mette nel piatto.
In definitiva, la scienza suggerisce che non esiste una dieta universale. Un regime alimentare deve essere personalizzato e basato sullo stato di salute generale del singolo individuo. Come misura precauzionale, i medici consigliano di evitare finestre alimentari così ristrette (sotto le 8 ore) per periodi prolungati, preferendo un approccio più bilanciato per favorire la longevità.
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