Oggi è Giovedì Grasso il primo giorno dell’ultima settimana di Carnevale.
La giornata che segna l’inizio del momento culminante del Carnevale, tra sfilate in maschera, carri allegorici e dolci tipici della tradizione.

I festeggiamenti proseguiranno fino al Martedì Grasso, per poi lasciare spazio alla Quaresima, il periodo di astinenza che precede la Pasqua.
Ma perché si chiama così? E perché le date del Carnevale cambiano ogni anno?
Come si calcolano le date del Carnevale?
Il Carnevale non cade sempre negli stessi giorni, poiché è legato alla Pasqua, la cui data varia ogni anno tra marzo e aprile.
Di conseguenza, anche il periodo carnevalesco può essere più o meno lungo e concludersi tra febbraio e i primi di marzo.
- Martedì Grasso è l’ultimo giorno di Carnevale, che precede il Mercoledì delle Ceneri, giorno di inizio della Quaresima.
- Giovedì Grasso è l’ultimo giovedì prima della fine del Carnevale e segna l’inizio della settimana più intensa dei festeggiamenti.
Perché si chiama Giovedì Grasso?
Il nome affonda le radici in antiche tradizioni, quando il Carnevale rappresentava un periodo di eccessi e abbondanza prima dell’arrivo della Quaresima.
In passato, durante queste giornate, anche le classi meno abbienti potevano partecipare a banchetti sfarzosi, gustando cibi ricchi e nutrienti, solitamente riservati ai più facoltosi.
Era un momento di ribaltamento delle gerarchie sociali, in cui l’abbondanza e il divertimento prendevano il sopravvento sulle rigide regole quotidiane.
Dopo il Carnevale: l’inizio della Quaresima
Secondo la tradizione cristiana, il Carnevale è l’ultimo periodo in cui si può mangiare senza restrizioni prima della Quaresima, un tempo dedicato alla riflessione, alla moderazione e all’astinenza da alcuni cibi, in particolare la carne.
Il Giovedì Grasso, quindi, è l’ultima occasione per concedersi abbondanza e golosità, prima di un periodo di digiuno e sobrietà che culminerà nella celebrazione della Pasqua.
Tra storia, tradizione e golosità, il Giovedì Grasso resta ancora oggi un simbolo di festa e convivialità, con dolci tipici come chiacchiere, castagnole e frittelle che rievocano il gusto di una celebrazione senza tempo.
I Sapori del Carnevale in Calabria: Tradizione, Gusto e Storia
La cucina calabrese, antica nelle radici e nelle tradizioni, è sempre stata scandita dal ritmo del calendario, prima pagano e poi cristiano.
Le pietanze erano determinate dalla stagionalità dei prodotti, una regola tramandata nei secoli e che, con qualche variazione, resiste ancora oggi.
Anche durante il Carnevale, le antiche usanze gastronomiche si mantengono vive in diverse aree della Calabria, con piatti tipici che si consumano in particolare nel Martedì Grasso, l’ultimo giorno di festa prima dell’inizio della Quaresima.
Un tempo, questa ricorrenza era legata ai riti dionisiaci della Magna Grecia e ai Saturnali romani, momenti di abbondanza e trasgressione prima del periodo di digiuno e astinenza che avrebbe preceduto la Pasqua.
Perché si chiama “Martedì Grasso” e viene dopo il Giovedì Grasso?
Il nome deriva dall’abitudine di consumare in questa giornata i cibi più ricchi e sostanziosi, in vista dell’astinenza imposta dalla Quaresima.
Nella Calabria, terra da sempre legata alla lavorazione del maiale, il Martedì Grasso è caratterizzato dall’abbondanza di piatti a base di carne suina, preparati con sapori intensi e ingredienti tradizionali.
I piatti tipici del Carnevale in Calabria da Giovedì Grasso
- Frittata di pasta (Tipica del Tirreno Cosentino e di Amantea)
Un piatto ricco e gustoso che unisce pasta, uova, formaggio e salsiccia, il tutto cotto nelle risimoglie, il grasso ottenuto dalla lavorazione del maiale. Un vero simbolo di abbondanza culinaria. - “Risu d’azata” (Specialità del Lametino)
Questo riso al forno viene arricchito con salsiccia fresca, salumi, salsa e provola silana. Il nome deriva dal termine dialettale “azata”, che significa “alzare” o, più in senso lato, “astenersi”: un chiaro riferimento al fatto che, dal giorno dopo, questi cibi non sarebbero più stati consumati. - Frittole
Uno dei piatti più iconici della tradizione calabrese. Le frittole si ottengono riscaldando il grasso macinato del maiale in un grande pentolone di rame stagnato, chiamato caddàra (o quadàra, a seconda della zona). - “Pruppette” di Carne di Maiale
Le polpette di carne di maiale e salsa di pomodoro, spesso usate anche per condire la pasta, rappresentano un altro caposaldo del Carnevale calabrese, un piatto semplice ma carico di sapore.
Un’ultima festa prima della Quaresima
Questi piatti, profondamente legati al territorio e alla tradizione, rappresentano il menù tipico del Martedì Grasso, l’ultima occasione per concedersi un pasto opulento prima dell’arrivo della Quaresima, periodo di purificazione e penitenza.
Ma, come si suol dire in Calabria, il pentimento per le abbuffate resta spesso un concetto… puramente teorico!
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