Sono due le nuove stelle assegnate in Calabria dalla 67esima edizione della Guida Michelin Italia. Gli chef premiati dalla guida più prestigiosa a livello internazionale sono Antonio Biafora del ristorante Hyle e Luigi Lepore dell’omonimo ristorante. In totale in Italia ci sono 378 ristoranti stellati: 239 con una stella Michelin, 38 con due e 11 con tre stelle.

In Calabria sono 7 le stelle Michelin per la Guida 2022. Confermati gli ambiti riconoscimenti per: Abbruzzino di Catanzaro, Dattilo di Strongoli, Pietramare Natural Food di Isola Capo Rizzuto, Gambero Rosso di Marina di Gioiosa Ionica e Qafiz di Santa Cristina d’Aspromonte. A queste 5 eccellenze si aggiungono Hyle di San Giovanni in Fiore e Luigi Lepore di Lamezia Terme.
Lo chef Antonio Biafora ed il suo ristorante

Antonio Biafora, classe 1985, cosentino, è nato da una famiglia che da quattro generazioni guida l’omonima struttura diventata oggi un ricercatissimo resort. All’interno il suo ristorante gourmet fine dining intrecciato a doppio filo col territorio che lo ospita e che ne forgia l’essenza. “Hyle” (si pronuncia “Hile”) è un termine coniato da Aristotele per designare la “materia” e venne usato dai greci sin dalle prime visite sull’altopiano silano. La Sila e suoi millenari boschi erano un posto ricco di legna, quindi di materia.
L’intento di Hyle è ripercorrere questa via, unendo il percorso personale del giovane chef già noto nel panorama dei cuochi calabresi e quello territoriale, alla riscoperta della “via della pece”.
Lo chef Luigi Lepore ed il suo ristorante
Luigi Lepore ha intrapreso il suo percorso in cucina nel 2008, facendo esperienze in giro per il mondo ed in ristoranti stellati come il Trussardi alla Scala di Milano, il Caino in Toscana, il Can Fabes in Spagna, La Bastide de Capelongue in Francia ed Il Comandante a Napoli. Ha collaborato nelle brigate di grandi nomi dell’alta cucina, al seguito di Andrea Berton, Alfio Ghezzi, Valeria Piccini, Santi Santamaria, Xavier Pellicer, Edouard Loubet, Salvatore Bianco. Dopo anni di studio e affinamento, lo chef decide di ritornare nella sua Lamezia Terme e di avviare un progetto gastronomico con il proprio nome.
Un format innovativo quello di “Luigi Lepore”, con le radici ben salde nelle culture materiali che caratterizzano l’identità del territorio, tra sperimentazione e ritorno alle origini, attingendo al valore della contaminazione di saperi e di tradizioni, scegliendo piccoli produttori e aziende locali come compagni di viaggio.

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