Sense 2026 al MABOS: la residenza d’arte contemporanea si sposta lungo il fiume Melito nel segno di Gioacchino da Fiore

Il cuore della Sila Piccola catanzarese torna a trasformarsi in un laboratorio a cielo aperto di creatività, filosofia e partecipazione. Dal 6 al 12 luglio 2026, il MABOS (Museo d’Arte del Bosco della Sila) ospiterà la nona edizione di Sense, l’atteso progetto di residenza d’arte contemporanea che unisce innovazione sociale, cura del territorio e linguaggi artistici.

Sense

L’edizione di quest’anno, intitolata “L’Essere e il Presagio”, introduce una suggestiva novità logistica e concettuale: le attività e l’installazione delle opere si svilupperanno interamente lungo il corso del fiume Melito, nell’area simbolica e storica dedicata al teologo e filosofo Gioacchino da Fiore.

“L’Essere e il Presagio”: il dialogo artistico nell’area gioachimita

La traiettoria poetica del festival usa il fiume come un asse narrativo che connette lo spazio, il tempo e l’azione dell’uomo. All’interno del MABOS, le opere create durante la settimana cercheranno un dialogo continuo e vincolante: una interrogherà il presente (l’Essere), l’altra aprirà al futuro (il Presagio).

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Il visitatore sarà l’elemento centrale di questo percorso, chiamato a farsi corpo di passaggio e strumento di interpretazione per rileggere il pensiero di Gioacchino da Fiore, che interpretava la storia del mondo come una rivelazione progressiva.

Gli artisti protagonisti: le opere di Saverio Todaro e Mauro Mezzina

La nona edizione di Sense vedrà l’azione sul campo di due importanti firme della scultura e dell’arte visiva italiana:

Saverio Todaro e l’installazione interattiva “Oracolo”

Artista nato a Berna e formatosi all’Accademia di Belle Arti di Torino, Todaro indaga dagli anni ’90 i sistemi di comunicazione, la biologia e le reti globali. Al MABOS presenterà “Oracolo”, un’opera interattiva che sorge come soglia dorata tra il sentiero boschivo e il letto del fiume. Costruita con materiali edilizi che normalmente restano celati sotto l’intonaco, la sua superficie è rifinita in oro per simboleggiare la trasformazione della materia grezza. L’opera reagisce fisicamente e vibra con la presenza del pubblico, traducendo la “Trinità dei tempi” gioachimita in un’esperienza sensoriale immediata.

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Mauro Mezzina e il dispositivo di lettura “Tappeto di marmo”

Scultore e docente di Tecniche della scultura all’Accademia di Belle Arti di Bari, Mezzina realizzerà un vero e proprio tappeto di marmo disteso lungo la riva del fiume Melito. L’opera si struttura come un intreccio di venature e segni naturali destinati a mutare nel tempo lento dell’acqua, del muschio e del calpestio umano. Per fruire del lavoro è richiesto un gesto fisico e consapevole: il visitatore deve chinarsi, rallentare il passo e ritrovare la connessione profonda con il suolo silano.

La curatela letteraria di Eliana Iorfida e la visione del MABOS

Ad affiancare la produzione visiva ci sarà l’innesto narrativo della scrittrice e archeologa Eliana Iorfida. La sua scrittura guiderà il pubblico muovendosi sottotraccia, proprio come il fiume Melito attraversa i boschi della Sila. Iorfida inserisce il tempo del racconto tra le due sculture, esplicitando il messaggio di fondo: l’essere non è un dato fisso, ma un presagio che si rivela solo a chi accetta di fermarsi sulla soglia dell’ascolto.

“Questa residenza rappresenta un atto di fiducia verso il territorio”, spiega il fondatore del MABOS, Mario Talarico. “Il nostro obiettivo è fare del bosco una casa aperta dove l’essere umano non è un semplice spettatore ma, in linea con gli insegnamenti di Gioacchino da Fiore, rappresenta il terzo elemento che completa il presagio. L’arte è un esercizio quotidiano necessario per il corpo e per l’anima”.

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