
“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” – Primo Levi.
Istituzione de Il Giorno della Memoria – La legge
Dall’articolo 1: «La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Il Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati».
La risoluzione Onu
Il 21 novembre 2005 l’Assemblea delle Nazioni Unite approva la risoluzione che indica «il 27 gennaio come una Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime dell’Olocausto»
La risoluzione istituisce il “Programma di sensibilizzazione sull’Olocausto” con l’obiettivo di «mobilitare la società civile per la memoria e l’educazione all’Olocausto, al fine di contribuire a prevenire futuri atti di genocidio».

Il Giorno della Memoria: la musica ai tempi della Shoah
Hitler voleva “arianizzare” anche la musica, voleva eliminare tutti i musicisti, cantanti, compositori ebrei dalla musica tedesca. Alcune opere, come quelle di Haendel o Mozart, furono censurate a causa di riferimenti agli ebrei, alcuni musicisti vennero deportati nei campi di sterminio.
La musica nei campi di concentramento fu un mezzo sublime per il più perverso degli scopi. I nazisti se ne servivano per mantenere la calma o per nascondere urla ed esecuzioni. Al suono di allegre marce o canzoni popolari, i deportati venivano accompagnati dai treni della morte fino alle camere a gas.
Musica come ancora di salvezza
Perseguitati, oppressi, ridotti a morti che camminano, ma la musica fu per loro anche un’ancora di salvezza, un atto di resistenza alla morte, una via per sopravvivere capace di dar loro speranza. Pagine di musica sono state ritrovate su pezzi di stoffa, carta igienica, sacchi di juta o tramandate verbalmente sperando che qualcuno potesse sopravvivere a quell’orrore.

La musica: un’arte invisibile ma potente capace di toccare nel profondo l’animo
<< Vista con il freddo occhio del fisico, un evento musicale è solo una raccolta di suoni di varia altezza, durata, e altre qualità misurabili. In qualche modo, la mente umana attribuisce a questi suoni un significato. Essi diventano simboli per qualcos’altro che va al di là del puro suono, qualcosa che induce a piangere o ridere, che piace o dispiace, che commuove o lascia indifferenti.>> (John Sloboda – musicologo e rappresentante della Psicologia Cognitivista).
La musica ha la capacità di far viaggiare nello spazio e nel tempo, di far rivivere un ricordo passato o trasportare in un altrove immaginario e può diventare una via di fuga, una frase che purtroppo tristi pagine di storia hanno reso reale. La musica durante la Seconda Guerra Mondiale nei campi di sterminio è stata per molti via di fuga o sopravvivenza.
Il Giorno della Memoria: da Battiato a Cohen, otto autori per non dimenticare
Abbiamo pensato di proporvi otto canzoni, otto modi diversi di interpretare e attualizzare la storia per non dimenticare gli orrori della Shoah.
Franco Battiato – Il Carmelo di Echt
Grande arte e sensibilità di Battiato, questa canzone è dedicata ad una donna. Racconta di Edith Stein, ebrea convertitasi al cattolicesimo e divenuta suora carmelitana nel convento di Echt. Fu trovata dai nazisti e deportata ad Auschwitz. Questa donna è simbolo di forza e capacità di resistere. Il suo “desiderio di cielo”, a dispetto dell’odio e dell’orrore, si mantiene puro.
Lou Reed – Good Evening Mr Waldheim
Il vero nome di Lou Reed era Lewis Allan Rabinowitz e la sua famiglia era di origini ebreo-russe. La canzone è una violenta invettiva contro Kurt Waldheim, nominato segretario dell’Onu, nonostante i sospetti trascorsi nazisti. Il testo però è soprattutto una reazione indignata ad ogni forma contemporanea di antisemitismo.
Baustelle – Il Finale
Questa canzone dei Baustelle è ispirata ad una storia vera, accaduta a Olivier Messiaen, nel campo di lavoro nazista a Görlitz. Il 5 gennaio 1941, il compositore francese suonò una sua composizione “Quatuor pour la fin du temps” davanti un pubblico di guardie e prigionieri per ordine dei nazisti. Il testo risuona di intense parole d’amore per una donna, per la musica, per la vita.
Leonard Cohen – Dance Me To The End Of Love
Scritta da Cohen nel 1984 è la storia di un quartetto d’archi costretto a suonare in prossimità dei forni crematori e a far da colonna sonora alla morte dei loro stessi compagni. La musica viene usata nel campo di concentramento come espediente per ritardare il giorno della fine e come strumento di crudeltà.
Anche in queste condizioni di dolore i componenti del quartetto riescono a difendere l’amore per essa fino all’ultimo ed è così che riescono a tenere per sé l’ultima parola. Quella della dignità.
Tra i brani per non dimenticare l’olocausto nel Giorno della Memoria anche Guccini con Auschwitz, De Andrè con Khorakhané e De Gregori con Numeri da scaricare
“C’è odore di bruciato e bambini soldato sepolti in piedi
Puoi pure non guardare. Ma non è possibile che non vedi”.
Il messaggio di De Gregori è chiaro. Non è possibile non vedere. Non vedere è colpevole. La Senatrice Liliana Segre definisce l’indifferenza come “la forma di violenza peggiore”.
La traccia è un blues di quelli che De Gregori ogni tanto semina nei suoi dischi. Faceva parte di un album forse sottovalutato del 2005: Pezzi.
Bob Dylan – With God On Our Side
Dylan ironizza sulla capacità dell’uomo di dimenticare tutto, rimuovere il dolore, minimizzare gli errori, sentirsi nel giusto e benedetto da Dio.
Bob Dylan è tagliente: “La Seconda Guerra Mondiale finì, perdonammo i tedeschi e ormai siamo amici. Hanno bruciato 6 milioni di persone nei forni, ma anche loro ormai hanno Dio dalla loro parte”.
Non vuole serbare risentimento per un popolo, ma un monito a non dimenticare ciò che è stato in nome di un’ipocrita idea di pace.
Francesco Guccini – Auschwitz
Nel primo album di Guccini “Folk beat n.1” figura questa canzone dal titolo “Auschwitz” che diventa La canzone del bambino nel vento. Il testo è uno struggente dialogo con un bambino prigioniero del campo. Il vento non è solo quello dell’inverno polacco, ma anche quello della guerra, del volgere dei tempi, di una realtà grande e tempestosa, che non risparmia nemmeno la fragilità dell’infanzia.
Fabrizio De André – Khorakhané (A forza di essere vento)
Non è una canzone sulla Shoah ma riguarda l’olocausto. I nazisti dichiararono i Rom “razza inferiore” e li inglobarono nello stesso universo a cui erano destinati gli ebrei.
Khorakhané significa “lettori del Corano” ed è il nome di una tribù Rom di fede musulmana proveniente da Serbia e Montenegro.
Anche qui come nel brano di Guccini, il vento è una metafora, ma questa volta positiva. Simboleggia l’indomabile desiderio di libertà e di sentirsi senza confini da parte di un popolo. Anche nei giorni del suo genocidio.
Il brano fa parte dell’ultimo disco di De André “Anime Salve”.
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